Palermo, 04 Luglio 2018

Ho 32 anni e sono mamma di un bambino di 3 anni, nato con parto naturale, e di una bambina nata a dicembre 2016, con parto cesareo.

Il mio primo figlio è nato da parto naturale indotto con prostaglandine a 41 settimane e 4 gg.
Dall'induzione al travaglio sono trascorse ben 12 ore, durante le quali l’ansia che il travaglio non si avviasse era tale che non riuscivo neppure a sentire ciò che accadeva dentro me

Ansia.
Lo stato d'animo della madre è un elemento fondamentale da non trascurare all'interno della relazione.

Finalmente arrivano le contrazioni, sempre più forti e giunge anche il momento in cui sento di dovere spingere; lo comunico all'ostetrico di turno, il quale mi dice che è impossibile dato che sono primipara e che fino ad un’ora prima la mia dilatazione era intorno ai 5 cm e che, quindi, era necessaria una visita, a seguito della quale però anche lui conferma che era giunto il momento di andare in sala parto.

Giudizio, assenza di ascolto, controllo e stereotipi (primipara).
La madre si sente non creduta e svalutata.

Vengo invitata ad assumere una posizione supina ma sul lettino non riuscivo a spingere. Per fortuna una giovane ostetrica al suo primo tirocinio suggerisce una posizione in piedi ed effettivamente in questo modo riuscivo a sentire meglio il mio bambino.

Speranza.

Nel momento in cui poi la testolina stava per uscire, purtroppo di nuovo sul lettino e dopo altre spinte senza successo, il ginecologo che a quel punto era stato chiamato, decide senza dirmi nulla di premere le mie costole con i suoi gomiti e dopo la seconda manovra Lorenzo nasce.

Solitudine.
Nessuno si preoccupa di tranquillizzare la madre o di spiegarle cosa sta per succedere al suo corpo, la madre “subisce” i trattamenti.

Un meraviglioso pianto di gioia prende me e Francesco, mio marito, e io a quel punto ero pronta per alzarmi, con una forza che mai avevo sentito mia.

Stereotipo.
"Dopo dimentichi tutto".

La mia seconda figlia è nata da parto cesareo, quando la mia gravidanza era a termine (41.3), perché podalica.
Dal sesto mese di gravidanza è sempre stata podalica. Abbiamo provato a farle fare la piccola capriola con metodi naturali, quali l’agopuntura e la moxibustione ma nulla accadde. Da protocollo ospedaliero il cesareo era stato programmato a 39 settimane di gravidanza, ma io rifiutai sollevando la struttura ospedaliera da ogni responsabilità.

Consapevolezza. Speranza.
La madre conosce il suo corpo, voleva vivere una "straordinaria esperienza di parto naturale".

Ma la mia scelta non fu compresa dal personale ospedaliero, a parte qualcuno, e ogni volta che andavo in ospedale per i dovuti controlli ero diventata "quella che rifiutava il cesareo nonostante la bambina fosse podalica". Per me era diventato uno stress molto forte.

Giudizio. Mancanza di fiducia e valore alle sensazioni della donna.

Non ho potuto avere la mia "meravigliosa esperienza di parto naturale".

In questo racconto è palese la sensazione di impotenza e di svalutazione vissuta dalla Donna; la mancanza di informazioni e di coinvolgimento nelle decisioni che riguardano il suo corpo, durante il travaglio e il parto; la forza della Donna di provare a mettere in discussione la necessità di determinate procedure, routinarie nel percorso nascita; e una velata paura degli operatori sanitari di rispettare la libera scelta della Donna e la "rassegnazione" tale da delegare ogni scelta.